IULIA PROCILLA – Albintimilium, anno 69 d.C.

Arte e Cultura, Speciale

ROMA, Anno 68 d.C. È da poco scomparso Nerone, della dinastia giulio-claudia e si è aperta un’aspra lotta per il potere che porta all’elezione di tre imperatori da parte delle rispettive legioni: Otone, Galba e Vitello.

In questa fase di incertezza e sbando, nell’anno 69 d.C., la flotta di Otone sbarca, apparentemente per caso o alla ricerca di un bottino mancato nello scontro con le truppe del procuratore delle Alpi Marittime fedele a Vitello, nel suburbio di Albintimilium, l’odierna Latte di Ventimiglia, lungo la via Iulia Augusta e sede di approdi e ville marittime.

I soldati mettono a saccheggio la zona, come se fosse abitata da nemici, uccidendo tutti e distruggendo anche parte del patrimonio che era stato incentivo all’aggressione.

Riporta Tacito: “Non sembrava che fossero davanti all’Italia e al suolo della patria: bruciavano, saccheggiavano, devastavano quasi si trattasse di un litorale straniero e di città di nemici, con esiti tanto più terribili, perché da nessuna parte si erano apprestate difese contro possibili pericoli. Tutti erano a lavorare nei campi e le case erano aperte: accorrevano i proprietari, accompagnati da mogli e figli, nella sicurezza della pace, ed erano travolti dalla violenza della guerra” (Tacito, Historiae, Libro 2, 12).

“Furibonde per questa resistenza, [le truppe di Otone] rivolsero la loro rabbia sul municipium di Albintimilium…. Così i soldati placarono la loro avidità, sfogandosi su vittime innocenti” (Tacito, Historiae, Libro 2, 13).

Nell’aggressione muore Iulia Procilla, moglie del senatore Giulio Grecino (messo a morte dall’Imperatore Caligola nel 41 d.C.), e madre di Gneo Giulio Agricola.

Tacito la descrive come una donna di rara virtù (Mater Iulia Procilla fuit, rarae castitatis), madre dolcissima nei confronti del figlio che “allevato amorevolmente al suo grembo, trascorse l’infanzia e l’adolescenza nella pratica di tutte le buone discipline. Lo teneva lontano dalle attrattive della dissolutezza, oltre alla sua buona e salda indole, il fatto che subito da bambino ebbe Marsiglia come sede e maestra dei suoi studi, località in cui si mescolavano e ben si amalgamavano l’amabilità dei Greci e la sobrietà della provincia. Mi ricordo che era solito narrare che fin dalla prima infanzia egli si era dedicato allo studio della filosofia con un ardore maggiore di quanto fosse consentito ad un Romano, e per giunta senatore, se la saggezza di sua madre non avesse temperato il suo animo focoso e pieno d’ardore. Naturalmente il suo animo nobile ed elevato tendeva con più impeto che prudenza alla bellezza e al lustro di una grande ed eccelsa gloria. Ben presto la ragione e l’età lo mitigarono e, cosa molto difficile, gli fecero mantenere la moderazione per mezzo della filosofia”.

Ma Gneo Giulio Agricola non era un semplice Romano, ma una persona di spicco in quei tempi. Era nato a Forum Julii (Fréjus) il 13 giugno del 40 d.C., parte della famiglia Iulia di Romolo ed Enea, molto influente, di cui il più grande esponente fu Gaio Giulio Cesare. Entrambi i nonni avevano servito come governatori imperiali e il padre era stato senatore.

Agricola iniziò la sua carriera come tribuno militare in Britannia, sotto Gaius Suetonius Paulinius, fece parte della Legio II Augusta e partecipò alla soppressione della regina di Budicca, nel 61 d.C. quindi venne nominato questore della provincia dell’Asia nel 64 d.C., Tribuno della plebe nel 66 e pretore nel 68.

Nel 69 d.C., l’anno dei 4 Imperatori, mentre correva a rendere l’ultimo tributo alla madre ad Albintimilium (Ventimiglia), avuta notizia della proclamazione a Imperatore di Vespasiano, diede a lui il suo appoggio.

Agricola è stato uno dei più grandi generali romani. Di lui sappiamo molto perché Tacito divenne suo genero, sposando nel 77 d.C. sua figlia Giulia Agricola, e scrisse un libro a lui intitolato “De vita et moribus Iulii Agricolae” (Vita e morte di Giulio Agricola).

Gneo Giulio Agricola divenne poi famoso come governatore della Britannia con numerosi successi.

Morì nel 93 d.C. in circostanze poco chiare. Secondo alcune fonti storiche fu fatto avvelenare dall’Imperatore Domiziano.

Le esequie di Iulia Procilla, sicuramente sfarzose, dovettero svolgersi probabilmente lungo la “Via dei Sepolcri”, così definita dallo storico ventimigliese Girolamo Rossi, che si sviluppava all’esterno delle mura occidentali della città, dopo avere oltrepassato la porta decumana.

Nel 69 d.C. Albintimilium era già una fiorente città di provincia, che nell’89 a.C. aveva ottenuto il diritto latino e nel 49 a.C. la cittadinanza romana per i suoi abitanti, maggiormente iscritti alla tribù Falerna.

La città, come tutte quelle della costa ligure, dovette ricevere un assetto importante con la sistemazione della via Iulia Augusta nel 13-12 a.C., a seguito della sconfitta, da parte dell’imperatore Eponimo, delle popolazioni alpine nel 14 a.C., celebrata dal famoso trofeo per la vittoria dei generali di Augusto su 46 tribù alpine e fatto erigere, nel 7-6 a.C., da Senato e popolo romano a La Turbie.

Albintimilium visse un periodo di notevole impulso e benessere, confermato anche dalle merci provenienti dalle varie province dell’Impero, che confluivano in città anche attraverso l’attività del portus Herculis Monoeci (il porto di Monaco), ai tempi parte dei territori municipali di Albintimilium. Le fonti citano un commercio di anfore vinarie dall’Italia centro-meridionale e dalla Gallia, olearie e per le salse di pesce dalla Spagna, sigillate italiche e galliche, lucerne padane, ceramiche cisalpine e iberiche.

In tale periodo di floridezza e di crescita si inserisce quindi la presenza in città, o meglio nei suoi suburbi “aperti e ubertosi” (i “plaeni agri” di Tacito), di Iulia Procilla. La sua uccisione avvenne nei suoi possedimenti (praedia), ubicati, secondo la tradizione degli studi, lungo la via Iulia Augusta nella piana del torrente Latte, ricco suburbio occidentale di Albintimilium, sede di approdi e di ville marittime, i resti di una delle quali sono stati scoperti nei pressi dell’attuale Villa Eva.

Redazione

Sequens annus gravi vulnere animum domumque eius adflixit. Nam classis Othoniana licenter vaga dum Intimilium (Liguriae pars est) hostiliter populatur, matrem Agricolae in praediis suis interfecit, praediaque ipsa et magnam patrimonii partem diripuit, quae causa caedis fuerat. Igitur ad sollemnia pietatis profectus Agricola, nuntio adfectati a Vespasiano imperii deprehensus ac statim in partis transgressus est.

L’anno seguente (Agricola) e la sua famiglia furono colpita da un grave lutto. Infatti la flotta di Otone, navigando sbandata or qua ora là, mette a saccheggio, come se fosse abitata da nemici, Ventimiglia (che fa parte della Liguria), uccidendo la madre di Agricola nelle sue tenute, e distruggendo queste e gran parte del patrimonio, che era stato incentivo all’assassinio. Quindi Agricola, partito per le onoranze funebri, fu raggiunto dalla notizia dell’aspirazione all’impero da parte di Vespasiano e subito si schierò dalla sua parte.

Tacito, Vita di Agricola, 7

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